M E S T R U A Z I O N I

#13/2020

Come raccontiamo anche nel nostro libro, Le ragazze stanno bene, il menarca è un passaggio fondamentale nella vita di una giovane donna. Un primo passo verso l’età adulta. Un momento di cui spesso ci si vergogna. Perché?

Si sentono dolori, a volte insopportabili. Si spendono molti soldi in assorbenti tassati come beni di lusso. In alcuni Paesi del mondo si è etichettate come «impure». E sono pochi i ragazzi che apprezzano il period sex.

Nonostante il ciclo mestruale sia qualcosa che tutte le donne conoscono, che tutte proviamo nell’arco della nostra vita, ancora ci facciamo problemi a parlarne ad alta voce. Ad affrontare l’argomento con i nostri padri, i nostri fratelli e i nostri amici.

Ecco, è da qui che nasce Period Party. Un nome volutamente positivo e scanzonato per un argomento che nasconde dentro di sé tabù, paure e pregiudizi. Period Party è un progetto nato dalla tesi di laurea di Martina Ghedini, laureanda in Communication Design allo IAAD di Bologna, in cui siamo state coinvolte: ne è nato un sito in cui potrete mettere alla prova le vostre conoscenze sul tema, attraverso il gaming. E potrete anche raccontare la vostra esperienza personale e scoprire delle curiosità sulle mestruazioni.

Per realizzarlo, Martina ha fatto molte ricerche e ha anche intervistato alcune donne (e uomini). Con voi avevamo condiviso qualche mese fa un questionario cui avete risposto in tantissimi. Vi chiedevamo anche di lasciarci un ricordo, un racconto o un aneddoto che collegate alle mestruazioni e voi avete condiviso con noi tantissime esperienze che ci hanno colpito e ci hanno fatto capire che sì, c’è ancora bisogno di parlare di mestruazioni. Per costruire Period Party siamo partite proprio dalle vostre storie, oggi (prima di lasciarvi al gioco) ve ne raccontiamo alcune.


Illustrazione di Martina Ghedini per Senza rossetto


Period Party

«La prima volta che ho avuto le mestruazioni è stato ridicolo e spaventoso allo stesso tempo, perché non sapevo esattamente come sarebbe stato, non avendone mai parlato in famiglia. Ho aspettato mia mamma davanti alla porta (ero sola in casa) con le mutandine in mano, in attesa di spiegazioni. Avevo 12 anni». La storia di Elena ricorda quella di molte ragazze, quando chiediamo di raccontare il menarca: giovanissime, poco più che bambine, costrette ad affrontare un cambiamento fisico epocale senza nessuna conoscenza o preparazione. Non per tutte il primo ricordo delle mestruazioni è così sconcertante, ma quasi per la totalità è indelebile. Delle oltre 350 donne che hanno risposto al nostro questionario, più 70% dice di avere un ricordo preciso di quella prima volta. 

Le mestruazioni segnano per noi ragazze il passaggio all’età adulta e proprio per questo vengono vissute come un vero e proprio momento di svolta che fatichiamo a dimenticare. La famiglia è il luogo in cui ci aspettiamo di ricevere le informazioni che non conosciamo: cosa significa quella macchia di sangue? Quanto spesso si ripeterà questo episodio? Cosa cambierà d’ora in avanti? D’altronde tutte (o quasi) abbiamo madri, nonne o sorelle a cui è successo prima di noi e che possono darci spiegazioni. Eppure è molto spesso la nostra stessa famiglia a creare un’aura di tabù e mistero intorno a questo fenomeno. «Roma con la mia famiglia e alcuni amici. Eravamo in un parco a fare una pausa e ad un certo punto sento una sgradevole sensazione, abbasso lo sguardo e vedo una bella macchia rossa in mezzo alle gambe. Niente assorbenti, nessun bagno nelle vicinanze. Imbarazzante e frustrante, soprattutto perché mia mamma ha cominciato a sgridarmi e a urlare. Avevo 14 anni ed è uno dei ricordi più vividi legato alle mestruazioni», racconta Clara, facendoci percepire il senso di colpa e vergogna che spesso sono proprio le persone da cui ci aspetteremmo appoggio e comprensione a farci vivere. E figuriamoci quando proviamo a indagare sul rapporto dei padri con le mestruazioni: solo il 2,9% delle intervistate dichiara di averne parlato apertamente con il proprio papà. Certo ci sono padri più disponibili, come quello di Martina, che - essendo separato dalla madre e scoperto delle prime mestruazioni della figlia - ha deciso di comprarle gli assorbenti perché potesse averne un pacco sempre a disposizione anche nella casa paterna. Ma ovviamente ci sono anche molti padri disinteressati o totalmente ignari, con cui non mancano situazioni di incomprensione e di imbarazzo. Ad esempio quella volta che il padre di Arianna, ospite per qualche giorno a casa sua, ha scelto il pentolino che lei usava per sterilizzare la coppetta mestruale per prepararsi la colazione. 

Le famiglie sono anche i luoghi in cui spesso si perpetrano stereotipi sul ciclo duri a morire. C’è la nonna di Amanda che non vuole che lei tocchi le piante quando è mestruata perché teme che appassiscano, o la madre di Antonia che non ha mai usato un tampax per paura che le resti incastrato all’interno della vagina. E poi c’è il sempre in auge rapporto sul legame tra il nostro umore e il ciclo mestruale. Abbiamo fatto qualche domanda anche agli uomini e ben il 47,9% delle 71 risposte che abbiamo ricevuto è positiva di fronte alla domanda: Se una ragazza è di pessimo umore ti capita di chiederle Hai le tue cose? E dire che il nostro è un campione fortunato: il 100% dei ragazzi ritiene sbagliato che le donne nascondano le mestruazioni o si sentano in imbarazzo a parlarne! Infatti, dai nostri questionari sono emerse diverse belle storie, che ci incoraggiano a credere che anche i maschi possano sviluppare una sensibilità verso questa esperienza femminile. Tipo questa: «Era il primo giorno di caldo super e mi erano appena venute delle mestruazioni particolarmente dolorose; sono quasi svenuta su un bus sovraffollato e quando sono scesa un ragazzo più giovane di me mi ha scortata fino a casa perché aveva capito che ero in difficoltà; mi ha spiegato di essere cresciuto con una sorella con un ciclo complicato che rischiava di sentirsi male più volte al mese, così ha imparato a osservare meglio anche le altre donne intorno a lui». Ehi tu, se ci stai leggendo, sappi che Manuela non ha ancora smesso di esserti grata!

Eppure quella del senso di vergogna è una costante delle nostre interviste: dagli aneddoti che abbiamo raccolto traspare chiarissimo il terrore di macchiarsi durante i giorni di flusso abbondante o la necessità di sapere sempre dove sia il bagno più vicino per evitare una “tragedia”, o ancora il gesto spontaneo di nascondere l’assorbente quando ci troviamo in un luogo pubblico e dobbiamo andare alla toilette per cambiarlo. C’è per esempio Francesca, che ci racconta come un vero e proprio traguardo essere riuscita a superare con successo il primo giorno di lavoro da mestruata, pur avendo una divisa priva di tasche. O Sara e il suo senso di mortificazione quando una collega, vedendola recarsi al bagno senza occultare l’assorbente, le ha chiesto «Ma che fai? Cerchi attenzioni?»

Assorbente, mestruazioni, tampone, ciclo mestruale… provate a indovinare qual è la parola che abbiamo ancora più paura a utilizzare? Ben il 56,9% delle nostre intervistate ha risposto sangue mestruale, forse quella più “naturale” di tutte. Noi donne siamo talmente abituate a vergognarci del nostro corpo e della nostra fisiologia che per prime fatichiamo a liberarci da quell’idea di sporcizia e impurità a cui le donne mestruate sono legate dall’alba dei tempi. Mentre qualcuna dice che vedere il sangue ogni mese può essere rassicurante - una sorta di inconscia conferma della propria buona salute - alcune ci hanno detto che dopo anni e anni trascorsi dal menarca, ancora non riescono a vivere le mestruazioni come qualcosa che appartiene al loro corpo, ma solo come un’enorme scocciatura. E poi c’è il fatto che un corpo mestruato è un corpo adulto, che viene automaticamente sessualizzato dall’esterno, come per esempio ci racconta Chiara: «L’imbarazzo della prima estate al mare con mestruazioni: un amico di famiglia, più anziano dei miei, che mi dice Lo so perché non fai il bagno. Una frase che ancora oggi mi spiazza perché sapevo che stava intendendo Non sei più una bambina, lo vedo che il tuo corpo è cambiato e lo guardo con piacere».

Insomma, parlare di mestruazioni nel 2020 è ancora necessario? Sì, perché come abbiamo visto se ne parla ancora male, ancora poco e ancora nei posti sbagliati. Pensate che ben il 35% delle intervistate ha ammesso di informarsi su internet (contro il 26% che si rivolge al ginecologo o alla ginecologa) per chiarire dubbi sul proprio ciclo mestruale. Parlare di mestruazioni non è solo utile per essere tutte più consapevoli rispetto al proprio fisico e alla propria fisiologia, ma può essere anche divertente e liberatorio, proprio per il tabù in cui le abbiamo sempre relegate. Ci sono anche tantissime storie buffe, spassose e d’ispirazione tra quelle che abbiamo raccolto: c’è la storia di Mirella e del suo partner che, dopo aver visto Midnight in Paris hanno rinominato il sesso con le mestruazioni “farlo alla Hemingway” o c’è il rito dell’indossare il tampax sotto la doccia negli spogliatoi prima di un’esibizione di nuoto sincronizzato per sentirsi una vera squadra, come ci racconta Nadia. E poi c’è il racconto epico di Roberta: «Ero al liceo e avevamo appena finito di vedere un  film sull'Iliade. Uscendo dalla classe alcuni nostri compagni fanno notare alla mia amica Camilla che si è sporcata. Lei si tocca i pantaloni e con aria eroica, come fosse un soldato dell’esercito troiano, dice: Mi hanno colpita!».

Insomma, ecco perché insieme a Martina abbiamo inventato Period Party: per prendere le mestruazioni come un gioco (almeno per una volta), divertendosi e sentendosi libere di parlarne senza preconcetti, costrizioni o censure. Period Party è un quiz per mettersi alla prova, che vi aiuterà a smascherare luoghi comuni e false convinzioni sul ciclo mestruale e che vi farà scoprire anche qualche curiosità interessante su questo mondo. E poi, Period Party è uno spazio dove condividere le vostre storie e contribuire a far crollare i tabù sulle mestruazioni. Per ora è visualizzabile da PC, ma presto lo sarà anche da mobile, quindi iniziate subito a giocare. Vi aspettiamo lì!

GIOCA A PERIOD PARTY

[I nomi presenti nel testo sono nomi di fantasia, tutti i questionari sono stati compilati ed elaborati in forma anonima]


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