Se ne riparla a settembre
#14/2026
È con la nostra solita dose di consigli per l’estate che ci prepariamo a mandare in vacanza questa newsletter.
Come vi abbiamo raccontato due settimane fa, il prossimo libro di cui parleremo nel bookclub di Senza rossetto da Verso a Milano è il romanzo di Valeria Luiselli Principio metà fine (edito da Einaudi Stile Libero). Ne parleremo mercoledì 30 settembre alle 19 e, come sempre, per partecipare basta acquistare in libreria questo o un altro titolo.
Ma c’è un altro libro di Valeria Luiselli, Archivio dei bambini perduti, da cui volevamo cominciare questa newsletter. Un romanzo che abbiamo molto amato: si tratta di un racconto che mischia realtà e finzione per parlarci di una famiglia in viaggio verso il confine con il Messico, alla ricerca di una traccia dei guerrieri apache, da un lato, e di informazioni sulla crisi migratoria, quella che ha portato molti minori a separarsi dai propri genitori, dall’altro. Il tutto per parlarci della America di oggi.
A partire dallo spunto di Luiselli, abbiamo chiesto a quattro lavoratori e lavoratrici dell’editoria, uno per casa editrice, di consigliarci un titolo che secondo loro poteva essere affine a questo racconto di fatti reali attraverso il filtro della narrativa.
Speriamo che qualcuno di questi libri possa diventare la vostra lettura per i prossimi mesi!
Audrey Hepburn in una scena di Colazione da Tiffany di Blake Edwards (1961)
Principio metà fine, e ancora…
Quattro consigli di lettura
Tutte le canzoni della pioggia ci riconoscono di Sabrin Hasbun (Feltrinelli, 2026)
Consigliato da Severino Antonelli
L’albero di limoni in giardino, il tappeto del soggiorno su cui sedersi tutti insieme a mangiare, la veranda per le sere d’estate: quando Anna e sua figlia Sabrin tornano per la prima volta dopo dodici anni nella loro casa di Ramallah, ad attenderle trovano solo muri coperti di muffa e un tempo sospeso.
Da quella casa in Palestina inizia così un viaggio all’indietro fino alla Toscana degli anni sessanta, quando Anna, inquieta e curiosa, decide di lasciare la Ventoruccia – la cascina dove è cresciuta nella campagna di Grosseto – per studiare a Firenze. Qui incontra Rami, palestinese, studente dell’Accademia di Belle Arti. È l’inizio di un amore che la porterà lontano: nel 1981 Anna seguirà Rami a Betlemme, in una terra segnata dal conflitto ma che non rinuncia a credere nella bellezza e nella giustizia.
Tra le nascite dei figli, l’occupazione, la vita quotidiana scandita dal coprifuoco, le giornate al sole di Tiberiade e i ritorni fugaci in Italia, Tutte le canzoni della pioggia ci riconoscono racconta una storia che spazia lungo cinquant’anni e due continenti. Un racconto intimo e potente che attraversa confini geografici e identitari esplorando il dolore di sentirsi sempre “nel mezzo” ma anche la possibilità di costruirsi, nonostante tutto, una nuova forma di appartenenza fatta di memoria, resistenza e amore.
Leggere le onde di Lidia Yuknavitch (Nottetempo, 2026)
Consigliato da Ambra Ramolini
Dopo lo straordinario successo di La cronologia dell'acqua, Lidia Yuknavitch torna con Leggere le onde, un'opera che sfida i confini del memoir tradizionale per farsi pura metamorfosi narrativa. A sessant'anni, l'autrice sceglie di esplorare il passato attraverso le storie e i traumi che si sono innestati nel suo corpo, cercando una mappa che allenti la morsa del dolore. Con una prosa fluida e magnetica, Yuknavitch ripercorre i nodi cruciali e dolorosi della propria esistenza: il difficile legame con la famiglia segnata dagli abusi paterni, il lutto straziante per la morte prematura della figlia Lily e la salvezza trovata nella letteratura. La memoria diventa un elemento oceanico e fluido, uno spazio non lineare in cui i ricordi personali e generazionali si scompongono e si ricompongono, offrendo una via di liberazione inaspettata.
Leggere le onde è una riflessione viscerale e poetica sul potere trasformativo della scrittura. L'autrice usa la narrazione come forma di resistenza attiva, insegnandoci che ogni esperienza difficile può essere riscritta per aiutarci ad andare avanti. Una lettura intima, coraggiosa e profondamente curativa.
Umami di Laia Jufresa (Sur, 2017)
Consigliato da Selena Daveri e Giulia Zavagna
Il consiglio di edizioni SUR è il romanzo d’esordio di un’altra esplosiva scrittrice messicana: Laia Jufresa, che con Luiselli condivide non solo origini e generazione, ma anche un’amicizia – letteraria e non – lunga una vita intera.
Il romanzo si intitola Umami e intreccia in modo sorprendente le vite di una ragazzina che sogna di coltivare mais in cortile, un antropologo vedovo, una giovane pittrice che inventa colori, due musicisti, una mamma hippy e un papà contabile, nel corso dell’afosa estate di Città del Messico.
Un libro fatto soprattutto di voci e di personaggi, che si muove con leggiadria fra presente e passato, relazioni e perdite, lacrime e risate, in cui i legami con le nostre persone care sono al centro di una storia che tocca corde profondissime – tutto quello che ci importa della vita e della morte – senza mai farcene sentire il peso, la gravità.
Se volete scoprire un’autrice dalla creatività travolgente, e immergervi in una storia gustosa fin dal titolo, questa è la lettura perfetta. Da recuperare giusto in tempo per l’uscita del secondo romanzo di Jufresa, Wishbone, sul quale stiamo lavorando proprio in questi giorni, e che non vediamo l’ora di potervi raccontare.
Carte false di Valeria Luiselli (La nuova frontiera, 2020)
Consigliato da Gianluca Cataldo
Baroncelli ci dice che se partire è un po’ morire, morire è partire un po’ troppo.
Non so perché - anzi, lo so - ma le sue parole mi tornano in mente mentre rileggo il primo capitolo di Carte false, una peregrinazione letteraria nel cimitero di San Michele a Venezia alla ricerca della tomba di Iosif Brodskij. Perché il viaggio, partire, per Luiselli, mi pare, è sempre un po’ attraversare un confine, da un paese a un altro, da una lingua a un’altra, dal reale alla letteratura, dal mondo che ci è dato conoscere a uno, si spera, meno tormentato; in mezzo si possono percorrere sentieri delimitati da lapidi o le stanze della cartoteca di Città del Messico dove - sempre attraverso le parole d’altri, o le mappe disegnate da altri - si può passeggiare per quella mostruosa capitale nata da un solco tracciato nel 1522.
E quindi la passeggiata, che è un viaggio timido. Meglio se in bicicletta.
E infine il viaggio più tortuoso, quello del linguaggio e di una lingua che si impara, si dimentica, si mischia con altre e nomina luoghi, cose e città, che per fortuna restano sempre inafferrabili.
Riposatevi e divertitevi, se potete.
Buona estate,
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