Dire di no
#12/2023
«Il nostro problema è che a noi piace tutto», ho sentenziato proprio qualche giorno fa durante un viaggio in macchina verso Milano (parla Cuter). Con la mia amica Betta ci stavamo lamentando delle persone che – a nostro avviso – non sanno stare nelle situazioni, quelle che si annoiano alle feste, che rinunciano ad andare al cinema se non gli piace il film in sala o a cena se non gli piace il posto che è stato scelto.
Nei giorni successivi ho ripensato a quella conversazione e mi sono chiesta se il nostro vero problema non sia che ci piace tutto, ma che non sappiamo dire di no. Ci piace pensarci flessibili, adattabili, accomodanti, delle yes women pronte a trarre sempre il meglio da ogni situazione, ma forse viviamo semplicemente con una costante fomo e un insano desiderio di compiacere tutti fuorché noi stesse.
Non ho una risposta, ma ho la certezza di condividere questo dubbio con Camilla Ronzullo (forse la conoscete sui social come Zelda was a writer): da poco è in libreria per Mondadori il suo I no che non dici agli altri sono quelli che imponi a te stessa.
Mentre Camilla scriveva questo libro stavamo lavorando insieme a un podcast prodotto da Chora Media (Parlando fra noi, lo potete ascoltare qui e su tutte le piattaforme di podcast) e ci siamo confrontate tante volte sul tema del libro: «dire sì a qualcosa o qualcuno che non desideriamo significa morire un po’».
Io ho ancora parecchio lavoro da fare per raggiungere questa consapevolezza, Camilla ci è arrivata più vicino e ce lo racconta oggi in questa newsletter, consigliandoci anche alcune letture che sono state utili in questo suo percorso.
Buona lettura!
Una pagina di I no che non dici agli altri sono quelli che imponi a te stessa di Camilla Ronzullo (Mondadori, 2023)
Libri sul no per sante protettrici dei sì
di Camilla Ronzullo
La frase che dà il titolo al libro che ho scritto, uscito per Mondadori lo scorso 16 maggio, è l’unica che abbia mai appuntato in anni di terapia. Recentemente mi è stato detto che è un titolo difficile da ricordare. È un appunto che mi ha fatto la mia amica Laura, più per ridere, a dire la verità. Con Laura, che è una splendida attrice con una verve comica invidiabile, rido moltissimo. Ci conosciamo da tanti anni, abbiamo litigato una sola epica volta, che sembrava avere decretato per sempre la fine della nostra amicizia, ma poi siamo tornate a cercarci. Io credo che dipenda dal fatto che ci mancava il nostro ridere insieme, quel togliere peso alle cose che ci stanno strette. E così Laura mi ha raccontato di essere andata in libreria per comprare il mio libro a poche ore dalla sua uscita e di avere passato infiniti, tragici minuti insieme a una povera libraia - che a un tratto le è sembrata più un ostaggio - impegnata a digitare sulla tastiera del computer tutte le improbabili combinazioni con cui la mia amica tentava di mettere insieme il titolo. Alla fine l’ha trovato e la sua avventura è diventata la base per un racconto spassoso, per una nuova storia.
I no che non dici agli altri sono quelli che imponi a te stessa è un titolo lungo, è vero, per poco non ci è bastata l’intera copertina per inserirlo, ma è stato a tutti gli effetti il punto di partenza di questa avventura, qualcosa su cui io e le mie editor non abbiamo mai avuto il minimo dubbio. Se avessi davvero voluto raccontare il mio rapporto con i no che non riuscivo a dire, avrei dovuto lasciarla così com’era, esattamente come mi era stata consegnata.
Quando ho iniziato ad affidarmi alle cure di una psicoterapeuta mi ero ripromessa di non cedere in alcun modo alla mia ansia compilatoria. Non volevo prendere appunti, non volevo “portarmi a casa la lezione”. Ero certa, insomma, che presto o tardi sarebbero stati i crucci della mia esistenza a farsi avanti, sarebbero stati loro semmai a prendere appunti su di me. Ma quell’insieme di parole che mi ero sentita dire in una seduta non diversa da tante altre, mi sembrava contenesse un concetto urgente, una specie di mantra che sentivo di voler tenere vicino. E così l’avevo ripetuto ossessivamente, proprio come si fa con i mantra, ma solo per evitare di dimenticarlo, almeno fino a quando non fossi riuscita ad appuntarlo su un pezzo di carta. Questo dettaglio mi è venuto in mente solo dopo aver terminato il libro. Strano, non trovate? Ero partita da una frase scritta sul mio taccuino, e solo dopo avere finito il libro, e capito quanto poderosa e ramificata fosse la mia tendenza a farmi santa protettrice di tutti i sì del mondo, ritornava ad avere un contesto.
Per molto tempo ho evitato con tutte le mie forze di dire di no. Mi sembrava che farlo avrebbe generato un conflitto che non volevo attraversare, privandomi di amore e attenzioni. Volevo essere considerata buona e brava, tanto generosa da restare impressa nella mente di chiunque… Chissà poi perché ci tenevo così tanto! Pensavo che dire di no agli altri mi avrebbe privato di occasioni, di avventure memorabili. Pensavo che dire no equivalesse a deludere chi se lo sentiva dire, decretando la mia graduale e definitiva scomparsa dai suoi pensieri, dal suo mondo. E così, mentre mi adoperavo con tutte le mie forze per essere nella vita di tutti, stavo perdendo l’indirizzo della mia.
Ho detto di sì a un libro sui no non tanto perché io sia la massima esperta sul tema, ma perché nel tempo ho imparato ad ascoltare le mie mille voci interiori e a dare un nome a molti dei desideri più profondi. Per farlo sono state utili le storie degli altri, tutte le storie. Quelle che ho ascoltato dagli amici incontrati mentre scrivevo e quelle che ho letto nelle pagine dei libri, in anni e anni di fiduciosa frequentazione. Alcune volte li ho sondati con grande trasporto, altre volte li ho inseriti segretamente tra le righe, come è capitato con Madre Notte di Kurt Vonnegut, a cui ho chiesto in prestito solo due parole per un piccolo intermezzo poetico tra un capitolo e l’altro.
Oggi, per festeggiare questo piccolo e prezioso momento condiviso, voglio lasciarvi tre titoli dei mille che compaiono nel mio libro. Vi conosco grazie all’instancabile lavoro di condivisione di Senza Rossetto e sento che diventeranno presto abitanti preziosi dei vostri scaffali d’oro.
Inventario di Gina Lagorio (Mondadori)
Uno dei miei libri del cuore, che alberga da sempre sul comodino in un’edizione vissuta fino all’ultima delle sue parole. Piena di fiori secchi, ritagli di giornale, sottolineature e note a margine scritte - chiedo scusa ai puristi - con una penna a quattro colori. La mia “amicizia” con Gina Lagorio è iniziata con questo libro, trovato per puro caso in una cartolibreria ligure, mentre cercavo proprio quella penna. Gina non l’ho mai conosciuta, ma lei è la mia donna dei sì. Sento di averla avuta vicina attraverso i suoi libri e di essermi sentita compresa e appoggiata in moltissime delle mie avventure. Vi è mai capitato di provare un tale sentimento di vicinanza per un’autrice o per un autore che avete tanto amato, ma mai davvero conosciuto?
La Cena a Elsinore in Sette storie gotiche di Karen Blixen (Adelphi)
Sto ancora cercando l’edizione che mi ha fatto fare la sua conoscenza, un volume con la copertina verde e le pagine macchiate dal tempo, acquistato distrattamente in una bancarella dell’usato. È persa tra gli scaffali, ma so che mi sta aspettando pazientemente. La storia di Fanny ed Eliza, le sorelle De Coninck, non hai smesso di viaggiarmi nella mente. Siamo in presenza di due sorelle bellissime e sofisticate, intelligenti e consapevoli, che si trovano a fare i conti con la loro vita, in uno degli inverni più rigidi della Danimarca dell’Ottocento. Hanno detto no a molta di quella vita ormai trascorsa, un no che per molto tempo mi ha ferito e che poi ho smesso di giudicare, liberando in un certo senso anche me stessa. Solo leggendolo capirete cosa intendo.
Le ore piene di Valentina Della Seta (Marsilio)
Che meravigliosa scoperta! Un libro scovato sul web durante una notte insonne, persa a cercare parole come “romanzo”, “corpo della donna”, “quarant’anni”. Un romanzo che vive anche negli spazi bianchi, attraversato da un’intensità rara soprattutto grazie alle parole che la sua autrice ha pazientemente selezionato, in un lavoro che si percepisce essere stato presente nella sua vita ben oltre le ore passate a scriverlo. Il libro di Valentina Della Seta parla di desiderio e di amore, di cura e di godimento. Lo penso con tanto affetto, forse perché è il tipico esempio di quei libri di cui non sai nulla e che fanno tutto per farsi leggere. A un certo punto arrivano e tu non puoi far altro che amarli. Immagino che conosciate molto bene anche questa magia, mi sbaglio?
Camilla Ronzullo, in arte Zelda was a writer, è nata a Milano sul finire degli anni Settanta. È diventata giornalista grazie alla radio. Scrive, illustra e ama parlare, meglio se con le cuffie alle orecchie e un microfono nelle vicinanze. Per Salani ha scritto il romanzo La misura di tutto (2018) e il manuale creativo Diario dei ricordi futuri (2019) e ha illustrato l'albo per ragazzi Fare la moda (2022). Nel 2020, per Storytel, ha scritto e letto Domani è un altro mondo, un audiodocumentario dedicato al romanzo Via col vento. Collabora con Chora Media, con cui ha lavorato al podcast L’Ebreo onorario. Dal 2009, con immutato entusiasmo, gestisce un progetto chiamato Zelda was a writer.
Cose belle che abbiamo letto in giro
Redacta, il sindacato di chi lavora nell’editoria, ha lanciato un sondaggio per valutare la situazione. Lo trovate qui.
Il PNRR ignora la parità di genere e rischia di aumentare le disuguaglianze esistenti.
Che effetti ha avuto l’”era berlusconiana” su donne e cultura.
Bill Cosby ha ricevuto nuove accuse di violenze sessuali da nove donne.
Migliaia di persone sono scese (di nuovo) in piazza in Polonia, per manifestare contro le severe leggi sull'aborto, in seguito alla morte di una donna a cui è stato impedito di interrompere la gravidanza.
Perché il governo svedese ce l’ha con Beyoncé.
Il “femminismo pop” sta perdendo colpi?
In arrivo in libreria: un romanzo su una donna trans che si avventura in un viaggio in macchina alla ricerca di se stessa e un saggio che ha fatto scandalo.
A fine giugno esce l’ultimo film con Carrie Fisher.
Parliamo un po’ di The Idol.
La vita (e i libri) di Donatella Ziliotto.
William Dorsey Swann, la prima drag queen autoproclamata della storia.
Cosa significano bellezza e bruttezza nell’era di internet?
A presto,
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