Partire o non partire?

16/2019

Qualche giorno fa, in un biscotto della fortuna, ho trovato un bigliettino che augurava, a me Giulia P., di prendere presto un aeroplano. Non se considerarlo affidabile (e in effetti mi sono chiesta chi scrivesse questi fantomatici messaggi da dessert), ma, in ogni caso, mi ha fatto pensare a questa newsletter.

Tutto parte da Francesca Ceci, autrice per Tunué e per varie testate online, che qualche mese fa ci ha scritto e proposto quello che leggerete oggi. Il tema: raccontare riviste scoperte in giro per il mondo, un’occasione per conoscere progetti femministi meno noti, di cui magari diventare lettori. Alla fine, un espediente per portarci in viaggio con lei. Una destinazione per ogni stagione.

Come scrive Matteo B. Bianchi nell’introduzione dell’ultimo numero di Tina: «Fare una rivista è una scelta di vita, una sorta di vocazione». Serve passione, dedizione, manualità, per raccontare un luogo e un momento ben preciso, diventare la memoria storica di quel piccolo pezzo di mondo.

E quindi, siete pronti a partire con noi?


Illustrazione di Roberta Ragona (Tostoini) per Senza rossetto


Quattro stagioni, quattro viaggi, quattro riviste

di Francesca Ceci

#Parigi. Primavera.

La mattina della partenza per Parigi la persona con cui sarei dovuta partire ha tardato all’imbarco con il risultato che in pochi secondi avrei dovuto decidere se rimanere anch’io ad attendere uno dei voli successivi o procedere da sola dopo aver già superato il check-in. Non c’è motivo di aspettare, ho pensato soltanto, mentre nel retropensiero lampeggiavano la parola libertà e qualche veloce fotogramma di una città da cui mancavo da anni.

Tra i quartieri orientali di Parigi scorre da quasi duecento anni un canale artificiale attraversato da ponti girevoli e passerelle pedonali. Risalendolo lungo la sponda sinistra si incontra una galleria-libreria dalle mura rosso fuoco piena di libri illustrati, cahier de voyages e mongolfiere di carta da costruire. Nella saletta dedicata ai libri d’arte, in alto contro un muro, spiccavano in bianco e nero le parole THEME N. 7 FEMINISM. Ho comprato la rivista senza conoscerla e mi sono seduta a leggerla su uno dei muretti del Canal Saint-Martin.

Papier Magazine è una rivista a tiratura limitata (500 copie) creata dai grafici e illustratori francesi Lèopoldine Siaud e Thomas Symonds, in uscita due volte all’anno ad intervalli irregolari, a tema sempre diverso (sport, lusso, provocazione, colore), che mette l’arte e l’illustrazione in primo piano anche grazie al formato (28x38 cm) che consente la riproduzione dei disegni nella dimensione quasi originale. Sul sito ufficiale, così come sulla pagina Instagram, è possibile vedere alcune pagine in anteprima e acquistarla in versione cartacea (€ 16-20); inoltre su IG ogni illustrazione offre la rapida connessione per la scoperta del relativo autore.

Il numero primavera\estate 2019 è dedicato al femminismo: una ventina di artisti hanno ricevuto carta bianca, sulla quale hanno disegnato e poi spiegato la propria interpretazione del tema. L’idea è nata quando, nel 2016, il fumettista francese Riad Sattouf si è autoescluso dagli artisti selezionati per il Gran Prix di Angouleme perché nella selezione non figurava neanche una donna, sollevando accuse di sessismo nei confronti del festival fumettistico più rilevante d’Europa. Diversamente, in questo numero di Papier Magazine prevalgono illustrazioni di autrici, ma soprattutto è prevalsa una convinzione comune a quasi tutti gli autori coinvolti: il femminismo non chiede un’inversione dei ruoli all’interno della società, pretende più semplicemente l’uguaglianza dei sessi.

Le illustrazioni della rivista parlano chiaro, alcune hanno tale forza che diventa superflua la didascalia dell’autore, in alcune sono i colori a parlare da soli. Troviamo il ritratto di Simone de Beauvoir con in mano Il secondo sesso e attorno una scatola piena di libertà, pesci che rappresentano l’infinito e gambe che ricordano la strada calpestata dalle donne (Fariza Bozhaeva). O il ritratto di Ibtissam Benaibout di una donna comune ed evanescente, una figura che vale per tutte perché riconosce silenziosamente di non essere meglio degli altri ma è certa di meritare gli stessi diritti. O ancora un uomo che si riflette nel volto di una donna, perché anche questa possibilità è uguaglianza tra i generi (Stefano Sommo).

Fuori dalle pagine, lungo il canale, c’erano due ragazzine che si fotografavano silenziosamente a vicenda; una ragazza meno giovane seduta a gambe incrociate assorta a dipingere quello che vedeva sull’altra sponda; due donne con il velo sedute su una panchina insieme ad un uomo con i baffi, tutti e tre senza parole; due ragazze che passeggiavano insieme con due cani e due bambini e due tricicli, lentamente, quasi uguali.

#San Sebastián. Estate.

A fine stagione il cielo sopra i Paesi Baschi è sempre bianco. Dalla grande finestra sbilenca del piccolo appartamento che abitavo per qualche giorno si vedevano i tetti, anch’essi bianchi, e il mare del porto che sembrava grigio. Niente invitava ad andare in acqua, meglio un tavolino dietro la finestra, meglio una sdraio su una spiaggia abbandonata. Avevo da poco finito di leggere Patria di Fernando Aramburu, i punti di vista delle madri e delle figlie di due famiglie coinvolte in una storia di amicizia, attentati, sospetti e perdono e volevo saperne di più sulle donne di quella zona che immaginavo ostinate e testarde come quelle del libro.

Ho scoperto che proprio a Bilbao era nata da qualche anno Pikara Magazine, rivista che non si definisce espressamente specializzata in femminismo ma che tratta temi trasversali sociali, politici e culturali con un punto di vista femminista. Partendo dalla constatazione che nei media principali prevale un approccio parziale, riconducibile alla minoranza maschile, bianca ed eterosessuale, Pikara nasce dall’esigenza di buon giornalismo, pluralismo ideologico e prospettiva di genere. E cresce fino a diventare non solo una web-mag e una rivista cartacea autoprodotta ma anche e soprattutto un progetto internazionale, critico e inclusivo, fatto di video, eventi culturali, podcast, illustrazione, collaborazione con altri media. Il tutto usando un linguaggio accessibile, lontano dai toni accademici, con contenuti comprensibili alle minoranze linguistiche (catalano, basco, galiziano, asturiano) o adattati ai criteri della facile lettura che consentono un’alta leggibilità del testo, semplice e immediata. Pikara parla di cultura e arte, di corpi, di diritti ed ecologia, di attivismo, militanza e memoria.

Tra i progetti condivisi c’è “Maternidades con gafas violetas”, un podcast di interviste e conversazioni con autrici, attiviste e studiose attorno ai mille aspetti della maternità affrontati da una multipla prospettiva femminista. Ci si interroga sulla prescindibilità della figura paterna e sui diritti di una donna lesbica che intende formare una famiglia; ci si confronta con l’esperienza di essere una madre nera in una società spagnola e con i pregiudizi con cui si scontrano le madri gitane; si cerca di capire l’influenza delle tre principali religioni sulla maternità chiedendosi se la figura della Vergine Maria possa essere considerata un’icona femminista materna, cosa significhi diventare madre in una società prevalentemente maschilista come quella islamica e come viva in Israele una madre dichiaratamente non ebrea.

Una volta all’anno viene pubblicata una edizione cartacea di Pikara che contiene una selezione di articoli pubblicati durante l’anno sul web e qualche inedito, acquistabile (€ 10-12) in varie città spagnole - Baleari comprese - oppure online. Inoltre, ci sono varie forme di sottoscrizione (mensile, annuale, gratuita, per le biblioteche) che, oltre a sostenere le attività della rivista, danno diritto a riceverne una copia.

#Haiti, USA. Autunno.

Il tema del corpo, la sua strumentalizzazione, le aspettative che si trascina dietro, mi portano a pensare a Fame (pubblicato in Italia da Einaudi), il saggio in cui Roxane Gay racconta la storia del proprio corpo e spiega cosa vuol dire vivere in un corpo diverso da quello che il sistema pretende, in un mondo abituato a controllare e punire il corpo femminile. Dalla scrittura dolorosa di questo memoir, che è costato all’autrice - americana di origine haitiana - una sovraesposizione della propria persona fisica, facendo sentire in diritto chiunque lo leggesse di insinuarsi nella sua vita con domande ancora più personali di una confessione già resa e con consigli ridicoli e sproporzionati e non richiesti, è nata, all’interno della rivista Gay Mag (di libera lettura online per un numero limitato di accessi oltre i quali è possibile iscriversi per ottenere un accesso illimitato), la rubrica “Unruly Bodies per la quale Roxane ha coinvolto una ventina di autori e autrici ponendo loro la domanda “Cosa significa vivere in un corpo ribelle e fuori dagli schemi?”

Il risultato è una serie di condivisioni di esperienze e punti di vista e interpretazioni sul concetto di corpo, di come un qualcosa di così innegabilmente e strettamente personale possa trasformarsi in un oggetto di dibattito pubblico, su cui ogni estraneo può arrogarsi il diritto di mettere bocca. Perché succede, chi lo permette? Mary Anne Mohanraj, autrice di origine srilankese, racconta dei problemi che ha avuto con i genitori quando iniziò a scrivere di erotismo online, della vergogna che ciò ha provocato nella famiglia d’origine. Ma spiega anche come non abbia avuto scelta, come si sentisse costretta e impossibilitata a respirare senza potersi esprimere liberamente, come abbia accettato consapevolmente di ferire quegli altri che avrebbero altrimenti impedito la sua fuga e la sua libertà. Kaveh Akbar, poeta iraniano, parte dalla descrizione del mare nell’Iliade e nell’Odissea come vino scuro e selvaggio per arrivare a rivelare il suo rapporto con l’alcol e come questo abbia letteralmente spezzato il suo corpo. Samantha Irby - comica, autrice e blogger americana - scrive invece di un corpo che ogni mese sanguina troppo e violentemente e di come questo prenda troppo spazio nella vita di una donna arrivando a trasformarne la quotidianità in una scena del crimine.

La prossima tappa sarà Haiti. O L’Indiana, il Michigan, l’Arizona. E sarà autunno.

#Santiago del Chile, Buenos Aires. Inverno.

L’ultima fermata è un inverno senza fine. Terminava in Italia e iniziava in Cile senza mai decollare veramente, un principio di inverno quasi estivo. Il tempo ideale per leggere durante i viaggi in pullman che con lentezza e puntualità uniscono il deserto freddo di Atacama agli arcipelaghi deserti del sud, la Patagonia argentina al Río de la Plata.

Consapevole della propria irrinunciabile storia di prepotenze e censure, in Cile la politica è parte integrante della vita di ogni giorno e il femminismo è diventato a sua volta parte - non abbastanza – del quotidiano. Ma ancora oggi, nonostante le promesse e le dichiarazioni di uguaglianza, quella che era la promessa di una politica moderna e paritaria è rimasta in parte un’illusione. È da questa riflessione critica che Antígona (blog di libera lettura sul web) parte per raccontare l’attuale scena politica cilena da un punto di vista femminista, per interrogarsi sulla presunta neutralità della politica contemporanea, per cercare di capire cosa implica essere femminista in tempi di democrazie neoliberali. Vi scrivono sociologhe che spiegano il diritto all’aborto, studiose e attiviste che affrontano le sfaccettature della maternità, editori che analizzano il valore intellettuale della politica culturale, avvocate che ripercorrono la storia della sinistra attraverso il contributo femminista.

Dall’altra parte della cordigliera, da quasi 10 anni, vive Furias, rivista digitale e bimestrale che si propone di creare uno spazio in cui integrare voci femministe, della comunità LGBTTIQ e dei collettivi artistici. Furias si autodefinisce una rivista di “comunicazione alternativa”, convinta della forza dei mezzi di comunicazione come strumenti per combattere le strutture che limitano i diritti di donne, bambine, lesbiche e trans. Si compone delle categorie “Attualità”, “Arte”, “Dossier speciali” e “Femminismi” ma una delle sezioni preferite è quella delle “Biografie” in cui si trovano storie come quelle dell’eterna Frida, della solitaria Mary Shelley e di Bartolina Sisa, indigena Aymara che combatté per la giustizia e la libertà del proprio popolo e che per questo fu catturata, torturata e assassinata.

È possibile leggere gli articoli di Furias sul sito web mentre tutti i 27 numeri sono consultabili integralmente e liberamente sulla piattaforma Issuu.


Francesca Ceci

Ha pubblicato la graphic novel Badù e il nemico del sole (ed. Tunué). Scrive di libri su Flanerì e Altri animali. Ha pubblicato articoli e racconti a tema letteratura e sociale su Il TascabileNazione IndianaTre raccontiFirmamentoOblique 8x8La Balena BiancaGli Stati Generali.


Votaci ai Macchianera Internet Awards 2019

Per la prima volta siamo candidate ai Macchianera Internet Awards nella categoria “Miglior radio o podcast online”. Siamo arrivate in finale a sorpresa, ora ci serve un vostro aiuto per vincere: votateci (e ricordatevi che bisogna votare in almeno 9 categorie perché la vostra scheda sia considerata valida). Grazie!

VOTACI AI #MIA19


Cose belle che abbiamo letto in giro!

Se dopo l’estate vi serve un bel ripassone dei fondamentali, qui c’è una bella antologia femminista (gratuita) selezionata da Jennifer Courson Guerra che fa al caso vostro.

Tantissime segnalazioni editoriali: sono arrivati in libreria Pink Tank. Donne al potere di Serena Marchi (Fandango), Permafrost di Eva Baltasar (Nottetempo), una raccolta di saggi sulla scrittura di Flannery O’Connor (minimum fax) e Fiori dalla cenere di Kate Quinn (Nord).

C’è poi questa bella antologia di autrici afrodiscendenti curata da Igiaba Scego per Effequ e un libro di cui forse ricorderete le origini: Vengo prima io di Roberta Rossi (Fabbri), che si basa su un sondaggio sulla sessualità femminile a cui hanno risposto oltre 16 mila donne (forse anche voi, dato che ve l’avevamo segnalato qualche mese fa).

In Francia è uscito un romanzo inedito di Françoise Sagan.

La storia di Ruth Davidson, leader del ramo scozzese del Partito conservatore britannico, lesbica, da sempre contraria a Brexit, che ha dato le sue dimissioni.

Ci segnalano questa bella iniziativa del Consiglio d’Europa contro il sessismo, e noi condividiamo!

Venticinque grandi donne raccontano cosa significa raggiungere “tardi” il successo.

L’Antartide - a lungo considerata l’ultimo santuario maschile - vista dalle donne.

Questa settimana Phoebe Waller-Bridge ha vinto un Emmy come attrice e uno come sceneggiatrice per la sua serie Fleabag (è la seconda persona nella storia a ricevere questi premi nella stessa serata, dopo Tina Fey): vogliamo ricordarla così.

E poi, oggi si sciopera in tutto il mondo contro il cambiamento climatico, tutto grazie a lei.


A presto!


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