Un'estate rovente
#14/2024
Le storie che ci arrivano dal mondo, raccontano sempre più di conflitti, disastri ambientali e cambiamenti profondi della società. Per l’ultima newsletter di questa stagione (ci vediamo poi a settembre!) abbiamo quindi deciso di raccogliere degli speciali compiti delle vacanze, per aiutarci a riflettere sul tempo in cui viviamo.
Abbiamo coinvolto sei esperti, tra giornalisti e autori, che per lavoro trattano spesso di esteri, chiedendo loro un consiglio di lettura/ascolto che possa aiutarci a comprendere meglio il mondo contemporaneo.
La donna che trovate ritratta nella fotografia qui sotto è Maria Grazia Cutuli, l’inviata del Corriere della sera morta in Afghanistan, per un attentato dei talebani nel 2001. È successo a Sarobi, sulla strada fra Jalalabad e Kabul e Cutuli aveva 39 anni. Insieme a lei sono morti anche altri tre colleghi: Julio Fuentes di El Mundo e due corrispondenti dell’agenzia di stampa Reuters, Harry Burton e Azizullah Haidari.
Oltre vent’anni dopo, nel 2023, secondo i dati riportati da Valigia Blu, sono 99 i reporter uccisi nel mondo mentre facevano il loro lavoro. Tra questi più di tre quarti raccontavano il conflitto Israele-Hamas a Gaza (la maggioranza dei quali erano palestinesi).
Il tema della libertà di stampa e della sicurezza dei giornalisti e operatori dell’informazione nei luoghi di conflitto (e non) è tornato pressante, nel nostro presente. Una stampa libera e consapevole, aiuta anche i cittadini a esserlo altrettanto. E nel mondo in cui ci troviamo a vivere oggi è quanto mai necessario.
Buona lettura e buone vacanze!
Maria Grazia Cutuli, giornalista uccisa in Afghanistan il 19 novembre 2001.
1- Tradire il Grande Fratello di Leta Hong-Fincher (Add editore, 2024)
Consigliato da Giada Messetti
Tradire il Grande Fratello è una retrospettiva sul femminismo degli ultimi anni in Cina. Il volume racconta le vicende che hanno portato all’arresto delle “Cinque femministe” cinesi alla vigilia dell’8 marzo 2015 e il mondo della attiviste, lavoratrici e avvocatesse che in Cina si battono per la causa femminista quotidianamente, andando incontro alla repressione governativa. In mandarino, il carattere che indica “donna” è una stilizzazione di una donna inginocchiata, con le braccia raccolte nelle maniche (女). Nei secoli, il Confucianesimo ha posto le basi, in parte valide ancora oggi, di una visione della società con una struttura molto gerarchica, in cui la donna è soprattutto figlia, moglie e madre. Ma sono in corso grandi cambiamenti. Fino a 5-6 anni fa una ragazza che arrivava a 27 anni senza essere sposata e avere figli veniva etichettata in modo dispregiativo sheng nu “donna scarto”. Oggi questa parola è quasi scomparsa: le ventenni cinesi, soprattutto nelle grandi città, vogliono sposarsi e avere figli senza limiti di età, con la persona giusta e solo se ha senso. Un fenomeno destinato a crescere che sta portando nuove consapevolezze tra le giovani donne cinesi sia riguardo ai propri diritti che alla violenza di genere.
2 - Unapologetic: The Third Narrative di Amira Mohammed e Ibrahim Abu Ahmad (disponibile su Spotify)
Consigliato da Anna Momigliano
Unapologetic: The Third Narrative è un podcast nato nell’ora più buia. All’indomani del 7 ottobre Amira Mohammed e Ibrahim Abu Ahmad hanno deciso che raccontare la loro storia, il loro punto di vista era più urgente che mai. Amira e Ibrahim sono due giovani palestinesi israeliani – qualcuno li chiama “arabi israeliani”, ma loro preferiscono definirsi così, e spiegano anche molto bene perché – e dunque sono nella “posizione privilegiata” (parole loro, eh, non mie) per capire il punto di vista di entrambi i popoli. Da qui, il titolo del podcast, che è un riferimento alle due storie che tutti conoscono, la storia degli ebrei israeliani da un lato e la storia dei palestinesi dei Territori occupati dall’altro, e alla terza storia che è meno conosciuta: quella dei palestinesi che sono diventati cittadini di Israele. Ma attenzione, non è un podcast all’acqua di rose: si parla di guerra, di Nakba, di Hamas, non si edulcora nulla, ma lo si fa sempre partendo da una posizione di profonda umanità e di riconoscimento dell’altro.
3 - Con la lingua dell’altro di Mahmud Darwish (Portatori d’acqua, 2024)
Consigliato da Greta Privitera
Dice Mahmud Darwish: «Siamo due popoli nati per essere soggetti poetici. Gli israeliani non sono più le stesse persone di quando arrivarono, e i palestinesi non sono più le stesse persone di un tempo. Nell’uno si trova l’altro». Il dolore dell’uno così simile a quello dell’altro. La nostalgia comprensibile solo all’altro. È questo che passa leggendo Con la lingua dell’altro, lo splendido dialogo tra il poeta Palestine Darwish e la traduttrice ed editrice di Tel Aviv Helit Yeshurun, uscito sulla rivista letteraria israeliana Hadarim. Pubblicato per la prima volta nel febbraio del 1996 e ristampato nel 2024 dalla casa editrice Portatori d’acqua, è una conversazione vera, profonda, aspra e a volte dolorosa tra due intellettuali che, partendo dalle parole, indagano l’animo di due popoli nemici e gemelli figli di un destino troppo simile e ingiusto. Una riflessione in ebraico - la lingua dell’altro - dove Darwish e Yeshurun non si capiscono sempre ma si ascoltano e riconoscono, in un intreccio magico tra poesia e storia che punta verso la pace.
4 - Chi vince non sa cosa si perde - agonismo, gioco, guerra, di Stefano Bartezzaghi (Bompiani, 2024)
Consigliato da Irene Soave
Un saggio semiotico, di lettura scorrevole ma densa, sul tema dell'agonismo, e su quanto l'agonismo sia un concetto determinante per capire la nostra epoca. Dalle atlete come Naomi Osaka che si ritirano logorate da un aspetto secondario dell'agonismo - cioè non dalla competizione in sé, ma dal rapporto con i suoi spettatori - fino alla situazione geopolitica, il saggio fornisce proprio delle categorie base che trovo molto utili per saper leggere i conflitti in corso. Per esempio: la guerra classica è un gioco, cioè una forma di competizione regolata da una cornice che entrambi i contendenti accettano (per esempio: trattati internazionali sulla non proliferazione nucleare). Ma la guerra contemporanea? La minaccia dell'escalation, cioè proprio la minaccia di uscire dalla cornice (se A allora B, se voi fate questo allora l'atomica) è ancora un gioco? O è una forma sregolata di agonismo fine a se stesso? E così via.
5 - La città indelebile di Louisa Lim (Add editore, 2023)
Consigliato da Eugenio Cau
La città indelebile è un libro di Louisa Lim, ex corrispondente dalla Cina per BBC e altri media, che parla della fine di Hong Kong, e dei tentativi di Hong Kong per non essere inghiottita. Hong Kong è un posto strano e bellissimo, che racconta molto del mondo degli ultimi tempi. Da un lato, la città è un relitto novecentesco: colonia britannica restituita alla Cina, che per decenni ha goduto di diritti e libertà impensabili per il resto della popolazione cinese; dall’altro, è un luogo assediato, in cui negli ultimi anni le difese hanno ceduto. Hong Kong sta perdendo una a una le sue libertà e molte delle caratteristiche che la rendevano un posto eccezionale e una città come non ne esistono al mondo. La città indelebile parla con nostalgia di questo declino, ma anche del desiderio di resistere che ancora sopravvive in maniere via via più nascoste. Dopo averlo letto, vorrete comprare un libro con le opere del “Re di Kowloon”.
Bonus track - Un consiglio di Francesca Borri
In un paese in cui non sono mai stata, la prima cosa che cerco è una mappa. Una mappa locale. Ma nel senso: disegnata localmente. Perché nelle nostre mappe, l'Europa è al centro. L'America a sinistra, l'Asia a destra. E invece, all'improvviso al centro hai le Filippine. Il Cile. Il Sudafrica. E l'Europa a volte neppure c'è. Una mappa locale ha un altro equilibrio. E spodesta il tuo sguardo. Sono arrivata in Medio Oriente quando ero ancora all'università, per un'internship nello staff di Mustafa Barghouti. Che guida un movimento terzo a Fatah e Hamas. Ed è un musulmano laico. E cioè, è uno che secondo quello che ho studiato, non esiste. La prima cosa che ho imparato a Ramallah, e che avrei dovuto disimparare tutto. Come molti giornalisti, sono onnivora di libri, film, dischi, ma alla fine, quello che più conta è ascoltare. Perché vivo nei bassifondi del mondo, tra i più ultimi degli ultimi: tra quelli le cui storie non hanno mai trovato spazio nella Storia. Non sono mai diventate un libro. Il libro da cui capisci di più, è sempre quello che non ha avuto la forza per essere scritto. Il libro che tra i miei libri voglio che non manchi mai, è il libro mancante.
Ci risentiamo a settembre, un abbraccio e buona estate!
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Il libro di Louisa Lim sembra super interessante! Qualche tempo fa avevao comprato un libro fotografico sulla storia della città segreta di Kowloon, "City of darkness" di Greg Girard, è in inglese ma ci sono più fotografie (increbilmente belle) che testi. Lo consiglio caldamente!